La pecora nera e bianca

15/12/2016

La pecora nera e bianca



"Io sono una povera pecorella, non sono né bella né forte ma la mia lana riscalderà il Re del mondo"... la mia recita nella scuola Italiana che ho frequentato in Nigeria: Prima elementare e la prima recita di Natale. Io rappresentavo uno degli animali nel presepe vivente. Certo, la parte scelta per me era ovvia, ricciolini =

pecorella. Ma a quell'età l'importante era partecipare. Devo dire che ho avuto un infanzia particolare che di sicuro ha plasmato quel che sono oggi: ho frequentato la scuola italiana a Lagos dove per il 99% erano bambini italiani di genitori immigrati e ho anche frequentato la scuola di educazione inglese dove invece c'erano principalmente nigeriani. Si sa che i bambini si prendono in giro ed è tutto un gioco anche se a volte fastidioso: spesso ero presa di mira dai bimbi italiani che si divertivano a scherzare sui miei capelli ricciolini oppure sul mio naso a patata. Al contrario dai bimbi nigeriani venivo presa in giro perché avevo il sedere "alla bianca" troppo piatto per essere bello o del semplice fatto che secondo loro non sapevo ballare come loro oppure ero causa di invidie per la mia pelle chiara e capelli particolarmente lunghi. Insomma, ero considerata la nera in una scuola italiana di bambi bianchi e la bianca in una scuola inglese di bimbi neri. Ciò che mi stupiva da piccola è che per quanto fossi capace di riconoscere le diversità nelle varie carnagioni ero consapevole di non essere del tutto bianca o nera come gli altri mi vedevano; ero semplicemente un po' bianca e un po' nera e questa era la mia carnagione grazie al papà nero e alla mamma bianca. Già da piccola avevo capito come cambiavano i punti di vista in base ai contesti che vivi. È un po' come chi vede il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Ecco perché oggi da grande incontro persone che si stupiscono che sono figlia di un nigeriano e di una donna russa. E il classico commento più comune che segue è "certo che non hai preso nulla dalla mamma"... e allora ricordo che la mia carnagione è abbastanza chiara grazie alla mamma visto che mio papà era di carnagione molto scura e non sono poi così scura. Crescendo ho capito che la differenza esiste perché è visiva ma non perché è obbligatoriamente imposta dalla società. La curiosità di osservare o toccare una persona di carnagione diversa dalla tua o dai capelli diversi è lecito ed esiste perché vogliamo conoscere. Il toccare i capelli oppure la pelle o cercare uno sguardo è spesso solo per comprendere ciò che non consociamo. Come quando acquisti un oggetto nuovo: lo osservi, lo guardi, lo tocchi. Mia mamma ha vissuto per molti anni in Africa: la sua pelle è chiarissima, essendo Russa, e con i capelli biondi certo non passava inosservata. Veniva presa di mira dai canti dei bambini africani che, mentre camminava per le vie, intonavano i canti a squarciagola "oyinbo pepe...", semplicemente un vero e proprio canto inventato apposta per prendere in giro i bianchi e che racconta come possano "impallidire" ancora di più mangiando il peperoncino. Quanto ha dovuto subire mia mamma tra risate e sguardi, dovendo accettare tutto ciò e passare certi momenti di sconforto. Certo, nemmeno io sfuggivo a quei canti, ma ormai ero abituata. Ma poi c'erano anche momenti di ammirazione, come quando le toccavano i capelli biondi e lisci, stupiti dal colore e dalla texture.

Oggi non esiste per me una differenza se non quella visiva inevitabile : notare le differenze è bello se si apprezzano e si ammirano. Questo è quello che succede a me; osservo la razza umana in tutte le sue sfumature. Sono anche consapevole che a volte questa ammirazione da parte di chi subisce viene scambiata per maleducazione. Ma attenzione: è bene valutare se è così fastidioso oppure se è solo curiosità, senza pensare a priori che sia maleducazione. Sono poche le culture che non permettono questo tipo di contatto fisico e, a meno che non si faccia parte di una di queste, non vedo perché un gesto innocente come toccare possa infastidire. Ma siamo tutti diversi e a non a tutti piace essere al centro dell'attenzione o essere toccati. E' un argomento molto delicato per alcuni ma personalmente vedo tutto con una certa filosofia, siamo tutti unici, colore, cultura, provenienza, vissuto, tutto così complesso ma interessante allo stesso tempo ed è ciò che rende questo nostro pianeta meraviglioso.

-Alice Edun

fondatrice, AfroRicci.com